«Geniaccio» del teatro di danza italiano e da tempo incline a firmare creazioni in cui il linguaggio del corpo rende visibili le sue riflessioni sulla realtà storica e sulla crisi di identità dell'uomo contemporaneo, con «Cado» il dancemaker Virgilio Sieni si sofferma sull'analisi del quotidiano, in cui il leitmotive del cadere e del rialzarsi è simbolo del costante cambiamento che caratterizza la nostra esistenza. In un’ambientazione disadorna, delimitata dalle pareti di una Sala rettangolare e da un fondale di fili argentei, quattro danzatrici (Ramona Caia, Erika Faccini, Marina Giovannini, Mara Smaldone) - con indosso i costumi colorati di Manuela Menici - si muovono in un ipotetico mercato di periferia di un altrettanto ipotetico paese, relazionandosi con un’asse e un ferro da stiro, una granata, uno stendino, delle bottiglie di plastica, una bicicletta, un albero di Natale che costruiscono pezzo dopo pezzo. In un susseguirsi incalzante di quadri, specie nella seconda parte dello spettacolo, si assiste alla realizzazione di quella che Sieni chiama «l’urbanistica coreografica», ovvero la creazione di figure, sculture, architetture, grazie ai corpi in movimento delle protagoniste. E le ragazze sono brave a tenere il ritmo di sequenze che, a tratti, sembrano frutto di improvvisazione e si concretizzano in assoli, duetti, terzetti e quartetti, supportati dalla musica di Francesco Giomi, che accentua o diminuisce il pathos situazionale.