L’erede della tradizione yiddish Moni Ovadia, il musicista serbo-croato Aleksander Sasha Karlic e il cantante palestinese Faisal Taher, insieme per un concerto-spettacolo che è un inno alla pace e alla tolleranza, in cui le voci di artisti di differenti culture e nazionalità si intrecciano per cantare le musiche delle tre religioni monoteiste: cristiana, ebraica e musulmana. Bulgara la nascita, greco-turca la famiglia del padre, ebraico-serba quella della madre. Un crocevia di culture che dalla biografia di Moni Ovadia si riflette sulla vocazione artistica. Profondo conoscitore e studioso della tradizione ebraica, Ovadia accoglie, soprattutto nei suoi lavori, le suggestioni di quell’intersezione linguistica e culturale, tra Occidente e Oriente, Islam, Ebraismo e Cristianesimo, che ben incarna l’idea di Mediterraneo. «L’umanità da secoli è divisa fra le ragioni della guerra e le ragioni della pace - dichiara Moni Ovadia - nessuno è in grado di indicarci la via da scegliere. Essa risiede nei nostri cuori e nelle nostre menti. Nessuno ha il diritto di proclamare: »Dio è con noi». La via della pace non è tracciata, essa va costruita pazientemente ogni giorno, ogni ora, ogni istante. Noi uomini di musica abbiamo uno strumento assai disarmato: il canto». «Fin dai tempi più remoti – ribadisce Aleksander Sasha Karlic – la musica ha avuto il potere di trascendere i confini di religione, cultura, geografia e etnicità. Certamente era questo il caso della Spagna medievale, dove la musica aveva collegato le culture cristiana, ebraica ed islamica in modi che ancora risuonano attraverso i secoli. Nella seconda metà del secolo XV, i popoli della Spagna, Cristiani, Ebrei e Musulmani, erano in gran parte mischiati a livello di cultura, lingua e sangue. In questo concerto sono presentati alcuni frutti musicali di questo incrocio, forse unico nella storia».