21 giugno 2005

Parco Ex Ospedale Psichiatrico di Racconigi – ore 21.30

 

COMPAGNIA SUD COSTA OCCIDENTALE

«VITA MIA»

di Emma Dante

con Enzo Di Michele, Giacomo Guarneri, Ersilia Lombardo, Alessio Piazza

luci Cristian Zucaro, direzione organizzativa Fanny Bouquerel

regia Emma Dante

 

Entriamo in una stanza vuota con un letto al centro. Cos’è quel letto ci chiediamo: un riparo? Una pace pigra? Un termine? C’è un viaggio nel tempo e nello spazio attorno a quel catafalco e ciò che muove tutto è qualcosa che resterà sempre fuori dalla nostra comprensione. La stanza dove entriamo è un buco sul nulla. È il posto dove l’anima per un attimo si sospende nell’aria prima di strapparsi dal corpo. Una madre guarda con occhi dolci e tristi i tre figli che ha di fronte e gli insegna che la vita è la cosa più preziosa, è qualcosa che fugge, passa. La vita è una corsa attorno a quel letto. «Vita mia» è il tentativo folle e disperato di ritardare fino allo stremo delle forze quest’ultimo giro prima della morte. Chi è il prescelto? A chi tocca? Al più grande o al più piccolo? Al più buono o al più cattivo? E soprattutto perché toccherà a chi ancora non è pronto, a chi ancora non si è fermato, a chi ancora mai come ora mantiene fermi gli impulsi della vita, le idee, le scoperte, le domande, i progetti, le piccole cariche d’energia? Tra Gaspare, Uccio e Chicco c’è un morto che deve occupare quel letto, ma la madre non vuole saperne, vacilla, si mette a sedere, piega la testa di lato e se li guarda a uno a uno i suoi maschi di casa: il grande, il mezzano, il piccolo, tutti giovani e sani, belli come il sole… Come fa a sentirlo «suo» quel figlio morto? Con quale coraggio lo porterà fra le braccia sul letto «conzato di lutto», dopo averlo vestito e avergli bisbigliato nell’orecchio parole d’amore? Come faranno le sue gambe a non cederle inaspettatamente?Tutto è immobile: i gesti, i ricordi, le parole di conforto, i rimorsi, quell’ultimo ritmo di pulsazione del cuore che si ripete all’infinito.«Vita mia» è una veglia. Quel letto è una nave di pietra e quella stanza è il mare che ci risucchia e sparisce.

 

"Con uno spettacolo bello da piangere, con un mistero doloroso e allo stesso tempo gaudioso sulla morte."

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