L'acerba e amara mia passione

di Giovanni Bonavia, regia Vincenzo Gamna Libretto Dio non irrompe nella Storia in modo generico ed impalpabile. Sceglie invece punti precisi, rappresi nello Spazio e nel Tempo, grumi di carne e di sangue, individui che vengono trasformati, transustanziati dalla inondazione divina. Tali sono i Mistici, pozzi offerti alla umanità assetata perché si abbeveri. Tale è anche Caterina Mattei, figlia della rude classe artigiana nella Racconigi a cavallo tra il ‘400 ed il ‘500. Cosa può cogliere il Pensiero Contemporaneo nella vicenda di Caterina? Poco, nonostante la sua potenza di accertamento ed il suo accesso illimitato alla informazione. Cosa può attingere dal pozzo della Mistica? Nulla, a causa delle sue inconsapevoli censure, della perduta castità, della impermeabilità ad ogni tracimazione immateriale. Caterina è solitaria, silenziosa, analfabeta. Non sa, e neppure vuole spiegare esattamente cosa le è accaduto. Gli effetti della inondazione, tuttavia, sono tangibili: come Caterina da Siena è sposa di Cristo; come Padre Pio legge la fibra profonda dei cuori; come avviene a molti Mistici affacciatisi nei secoli anche Caterina ha il corpo flagellato dalle piaghe del Redentore; profetizza; guarisce; ridona la vista; sventa fortunali; ingaggia paurosi corpo a corpo col demonio. Soprattutto: è travolta dalla necessità imperativa di strappare alla inedia spirituale quante più anime può. Caterina vuole che beviamo tutto intero il suo pozzo. Vicenda inspiegabile. Solo un miracolo spiega il miracolo.

 

30 anni di Cantoregi