Si chiudono in questo fine settimana, ad Elva, le riprese del film dedicato ad Hans Clemer, il Maestro di Elva.
La sceneggiatura e la regia sono di Fredo Valla, la produzione di Fabio Ferrero per Progetto Cantoregi.
L’impresa è finanziata dal progetto Alavetz del comune di Elva, in collaborazione con Smk Factory e Cantoregi, e sostenuta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Saluzzo, dal Comune di Saluzzo e dalla Film Commission Torino Piemonte.

Pochi decenni fa riaffiorava il nome di Hans Clemer, pittore alemanno vissuto tra Medioevo e Rinascimento, divenuto il Maestro d’Elva e artista di corte del Marchesato di Saluzzo. Il film segue il viaggio visionario di un Narratore che, tra archivi, affreschi, incontri e paesaggi, ricompone i frammenti di una storia dimenticata. Non una ricostruzione, ma una favola moderna: la pittura di Clemer riemerge nel tempo presente, evocata nel variare delle stagioni, nei volti, nei colori. Un racconto ipnotico e non lineare, che unisce arte e mistero, realtà e immaginazione. Un film-sogno, un’indagine poetica sul potere delle immagini e sul bisogno umano di ascoltare e raccontare storie.

Un uomo cammina sul margine della storia, inseguendo la traccia quasi cancellata di un pittore dimenticato: Hans Clemer. Il film è il diario di questo viaggio, reale e interiore, fatto di silenzi, incontri, intuizioni. Il Narratore – solitario, curioso, vulnerabile – non cerca risposte definitive, ma si lascia guidare da ciò che gli affreschi gli sussurrano, da ciò che la luce racconta. I luoghi attraversati – Elva, Saluzzo, la Provenza, le Fiandre – diventano tappe di un pellegrinaggio dello sguardo. Le opere di Clemer non vengono spiegate, ma ascoltate. Tra archivi, restauri, frammenti di memoria, il film compone un ritratto per assenze, fatto di pause e visioni, di volti sfiorati e di stagioni che passano. Un retablo perduto. Un volto che somiglia a qualcuno. Un dettaglio che incanta. L’arte non viene spiegata: si manifesta. Questo film non cerca risposte. Si abbandona al mistero, al bisogno umano – profondo, antico – di sentire una voce che racconta. E di restare in ascolto.

“Hans Clemer” si dipanerà secondo due registri della narrazione: uno più classico, con il Narratore che racconta allo spettatore, passo dopo passo, la storia. E un altro, classico solo in apparenza, nel quale episodi e avvenimenti e opere della vita del pittore diventano visioni che si mostrano sullo schermo. Fatta salva la struttura ellittica del film, per cui troviamo il pittore a Elva all’inizio e di nuovo alla conclusione del film, qualche esempio s’impone: visioni potranno essere una chiatta che scende il corso del Rodano, il laboratorio di restauro del retablo di Saint Saveur di Aix-en-Provence, gli archivi con i documenti che di Clemer conservano memoria e che hanno permesso di risalire al suo nome, le carovane del sale, la processione di fedeli a Celle in val Maira, il passaggio nel buco di Viso, le fiandre da cui proveniva. E ovviamente tutti i luoghi clemeriani del territorio saluzzese e della valle Maira. E poi un omaggio alla marchesa Margherita di Foix che porta nel marchesato una visione culturale e artistica di rilievo.